Impresa (proprietà), calcio e politica
Se dovessi rispondere con la nostalgia e con il cuore quel periodo è stato un periodo magico per il calcio italiano e per il nostro campionato.
Le partite tutte alla stessa ora, stadi pieni, campionati appassionanti e presidenti lungimiranti e tifosi delle proprie squadre.
Ma chi non ha il coraggio di affrontare i cambiamenti è destinato a rimanere fermo mente il resto del mondo va avanti.
Se mi chiedete un paragone con la politica è un po’ come passare dalla seconda alla terza repubblica ma questo mi obbligherebbe a parlare di populismo, di sovranismo, meglio rimanere sul calcio…
Dico subito che sono favorevole e contento dell’arrivo di nuove proprietà e nuovi capitali esteri nel calcio italiano. Non penso solo al Como che è un caso però diverso dagli altri investimenti per numeri e per strategia, penso a tanti fondi o family investors che stanno intravedendo nel calcio del nostro Paese un’opportunità di sviluppo e di business strategico, infrastrutturale e perché no di valorizzazione di un loro asset.
Oggi non fare il conto con questo cambiamento, ripeto, significa rimanere fermi al palo della nostalgia e dell’autocebrazione di un calcio che non c’è più e di un campionato che purtroppo non è più il più bello e il più attrattivo (almeno) del vecchio continente.
Ecco magari una premessa e un piccolo asterisco: giustissimi gli investimenti stranieri ma attenzione a non snaturare il prodotto, il calcio è del popolo, deve appartenere ai tifosi e non possiamo permettere che logiche di natura esclusivamente economica possano muovere le scelte delle nuove proprietà straniere in italia. Penso ai format, al rispetto dei tifosi che da anni vivono per le loro squadre ma sopratutto ai sog i dei bambini. Il calcio è e deve restare a misura di bambino.
Poi ci sarebbe da parlare dei diritti televisivi ma questa è un’altra domanda….
Le nuove proprietà (perlopiù Fondi di investimento straniero) nella “provincia” italiana sembrano voler usare il calcio per progetti di “ristrutturazione e riorganizzazione” di interi territori e comunità con l’obiettivo della “valorizzazione dell’asset”.
Magari. O meglio quando un ‘progetto stadio’ rivede in meglio l’intero contesto urbano di un quartiere, spesso degradato, prima in periferia e oggi oramai al centro delle nostre città, io credo che sia una cosa positiva. Da valorizzare e sfruttare. Purtroppo oggi la pubblica amministrazione non ha la possibilità di avere risorse per mettere mano alle pubbliche strutture dove si pratica lo sport a livello dilettantistico figuriamoci se può averne per strutture come stadi o palazzetti da migliaia di posti.
Allora ben vengano investimenti privati che con la guida e la supervisione della pubblica amministrazione alla quale spetta sempre la parola finale e magari supportati da percorsi di partecipazione con i cittadini possono sopperire a questa mancanza di fondi.
È a questo modello che ho pensato quando nel 2017 ho fortemente voluto la Legge Stadi che ha una serie di semplificazioni amministrative per chi investe. Anche qui una postilla, il tutto senza che si abusi della pubblica amministrazione e si usi la scusa dello stadio nuovo per fare cassa.
Ad esempio vietammo nella parte delle trasformazioni urbanistiche legate agli stadi di poter usufruì di varianti urbanistiche per costruire abitazioni.
È questa la nuova frontiera del “calcio moderno” dopo decenni di presidenti “patron” espressione del territorio e spesso a supporto/disposizione della politica?
Come ho detto prima sicuramente questa è una nuova stagione che oggi va accolta con positività e con la quale la politica dovrebbe confrontarsi di più. Le risorse mancano per tante cose in italia, a partire dalle infrastrutture ai servizi pubblici passando per asili nido e sanità quindi se qualcuno vuole investire deve trovare nel nostro Paese un terreno fertile, a maggior ragione per ciò che riguarda lo sport non solo a livello professionistico ma anche per la costruzione di una palestra, di una piscina o di una pista di atletica.
Che ruolo possono ancora avere gli amministratori locali, sindaci in testa?
Penso debbano essere attratori di risorse, buoni amministratori del bene comune e cercare a tutti i costi soluzioni per chi ha voglia di investire in infrastrutture sportive anche a costo di dover portare varianti o faticosi compromessi con i cittadini nei consigli comunali.
Lo sviluppo di un territorio e il valore di un’amministrazione non si misura solo con i programmi della campagna elettorale o nella distribuzione dei soldi che hai a disposizione ma anche da quante risorse riesci ad attrarre per il tuo territorio.