Come sono cambiati in questi anni i sondaggi elettorali? Ci sono nuove tecniche che si sono sviluppate?
Il mercato e le metodologie dei sondaggi elettorali sono in continua evoluzione. Alcuni capisaldi rimangono fissi, ma molti aspetti cambiano. Innanzitutto è in continuo mutamento la fruizione dei canali di comunicazione, per cui occorre adattare in continuazione gli strumenti di raccolta dei dati combinando le interviste online con quelle telefoniche su linea fissa e mobile, trovando le proporzioni ottimali. A seconda del contesto indagato, il mix di strumenti può essere diverso, ma ad essere sempre più efficace è il canale online, essendo il digital divide sempre meno ampio. Inoltre, le interviste via web consentono di tracciare le risposte degli stessi soggetti nel tempo e quindi effettuare controlli di coerenza più accurati e stime dei flussi più affidabili.
Poi ci sono le evoluzioni sociali da seguire. Ad esempio, da anni notiamo una qualità più elevata dei dati raccolti nelle regioni del Sud rispetto al passato. Ciò è dovuto al fatto che in quest’area le decisioni di voto erano fortemente influenzate dal clientelismo e dalle figure dei candidati più che dai partiti, il che esponeva i sondaggi a margini di errore più elevati. Queste dinamiche oggi esistono ancora ma con minore intensità, di conseguenza anche nei sondaggi nel Meridione si riesce ad ottenere dei buoni dati.
D’altra parte c’è una mobilità del voto sempre maggiore il che ci complica il lavoro perché la variabilità diventa più alta e gli ancoraggi ai dati elettorali pregressi aiutano meno. Così, in una società in rapida evoluzione occorre costantemente adeguare le tecniche di rilevazione e analisi.
L’intelligenza artificiale porta le persone a ricercare risposte autonomamente? Questo vale anche per le ricerche ed i sondaggi?
Al momento i sondaggi fatti attraverso i modelli di AI difficilmente possono fornire dati attendibili e originali perché si basano essenzialmente su risultati pubblicati di altri sondaggi o ipotesi approssimative. Tuttavia sono in via di sviluppo tecniche basate sull’AI che consentono di creare dei panel virtuali di rispondenti, ciascuno dei quali riproduce il background e l’atteggiamento di persone reali e quindi possono rispondere alle interviste fornendo dati relativamente affidabili. Siamo però ancora a uno stadio embrionale di queste tecniche e quindi è tutto da prendere ancora con prudenza. Ma senza dubbio il mercato dei sondaggi verrà fortemente influenzato dall’AI, come del resto, penso, tutta la società.
Si dice che le persone decidano sempre più il loro voto all’ultimo momento. È così e questo cosa implica per i sondaggisti?
E’ assolutamente vero, osserviamo questo trend da anni. Proprio a causa della maggiore mobilità citata prima e per il fatto che molti elettori si interessano relativamente poco di politica, una quota sempre più estesa di elettori non riflette sulla decisione di voto fino ad arrivare a ridosso dell’appuntamento elettorale. E quindi all’ultimo momento si decide non solo chi votare, ma anche se votare o meno. Questa dinamica naturalmente può inficiare le stime dei sondaggi che vengono fatti nel periodo precedente alle elezioni. Si cerca quindi di analizzare a fondo il segmento degli indecisi cercando di stimarne le scelte sulla base dei profili e delle risposte ad altre domande.
Quanto l’invecchiamento della popolazione ed una “piramide rovesciata” impatta nei trend elettorali?
Nel contesto elettorale il voto giovanile sta diventando sempre più marginale in quanto all’invecchiamento della popolazione si somma la ridotta propensione a partecipare al voto dei giovani. Le scelte delle nuove generazioni spostano in misura ridotta i rapporti di forza quindi e di conseguenza i partiti che puntano a questo bacino elettorale ne profittano relativamente poco. Ad esempio, in questo periodo sono soprattutto le formazioni di centrodestra ad avere difficoltà ad attrarre il consenso dei giovani, ma questo, almeno per il momento, non sembra creare loro particolari problemi.