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1976: I perché dei liberali

l'autore
Già programmista-regista per i programmi Rai Tre Blob e Schegge, è professore ordinario all’Università Roma Tre, dove insegna Comunicazione Politica e Sociologia dei Media. Ha pubblicato libri sulla propaganda, l’iconografia politica e le campagne elettorali italiane ed è responsabile dell’Archivio degli Spot Politici (dai quali la rivista attingerà preziose pepite).
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Tu voterai liberale. Perché. Partito liberale italiano, 1976

Nei giorni della campagna per le elezioni politiche del 15 giugno 1976 compare sui tabelloni elettorali, allora molto affollati, un manifesto del Partito liberale italiano. Il confronto politico è segnato dal dibattito sul compromesso storico, l’acuirsi della stagione del terrorismo, le rivelazioni sullo scandalo Lookeed, la recente approvazione della legge sull’aborto che ha di fatto cancellato il referendum. La campagna elettorale è dominata dalla paura, o speranza, di un possibile sorpasso del Pci, che alle elezioni amministrative dell’anno precedente ha registrato un grande avanzata ai danni della Dc, dal 1946 ininterrottamente primo partito italiano. Temi e immagini che i manifesti elettorali rilanciano a caratteri cubitali e colori vivaci, invocando la necessità di una diga, evocando rischi per la democrazia, denunciando corruzioni, richiamando gli effetti della crisi economica che pochi mesi prima ha portato ad una svalutazione della lira del 12%. In questo scenario rumoroso e affollato l’annuncio del Pli si distingue per tono e forma. E’ infatti composto solo da una frase in carattere Franklin Gothic: “Tu voterai liberale. Perché”, posta nella parte superiore del manifesto per il resto completamente bianco, con in basso il simbolo del partito. Il fatto di rivolgersi in maniera diretta all’elettore, dandogli del tu, lo spazio bianco lasciato e quel “perché” che rimane lì sospeso, nonostante il punto, costituiscono un esplicito invito ad intervenire. Una richiesta di coinvolgimento diretto, oggi in epoca di social assolutamente normale, ma all’epoca tutt’altro che scontata.

E gli interventi non si fanno attendere. Sotto quella frase compaiono scritte, commenti, disegni, la maggioranza dei quali ironici, negativi, anche violenti, che innescano veri e propri batti e ribatti. Accendendo una gara alla creatività dal basso, spontanea e vernacolare. Anche i giornali notano l’originalità della campagna e gli interventi più originali, fra i quali “perché Sogno”. Con la S maiuscola, chiaro riferimento alla figura di Edgardo Sogno, fervente anticomunista dalla vivace biografia politica, vicino al Partito liberale, coinvolto in quegli anni nell’inchiesta sul tentato Golpe Bianco.

Seguendo la strategia teaser, diffusa e praticata in pubblicità, quell’annuncio volutamente misterioso e un po’ criptico, è il primo atto di una campagna d’affissioni che si sviluppa nei giorni successivi con la pubblicazione di altri annunci che esplicitano agli elettori italiani, anche di diverso orientamento, le ragioni per le quali avrebbero dovuto votare per i liberali. “Tu voterai liberale. Perché non dipendi dal papà, dal marito, dal confessore. (E ti piacciono i bambini)”, rivolto all’elettorato femminile modero e emancipato; “Tu voterai liberale. Perché la Mafia vota per altri. (E gli altri lo sanno)” per elettori sensibili al tema della giustizia e della moralità della politica; “Tu voterai liberale. Perché vuoi uscire tranquillo di casa (E molotov e manganelli li usano altri)” a favore della maggioranza silenziosa sensibile ai temi dell’ordine pubblico. E cosi via.

Una campagna originale, che merita di essere ricordata in una storia della storia italiana della comunicazione politica e delle campagne elettorali, che però non viene premiata dagli elettori. Alle elezioni del 1976 i consensi al Pli crollano al’1,31%, contro il 3,89% ottenuto alle elezioni politiche di quattro anni prima. Fra i tanti perché di quella campagna, quello relativo al risultato era sicuramente il più difficile a cui dare una risposta.

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