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Il segno di Spera nella comunicazione visiva del PRI

l'autore
Già programmista-regista per i programmi Rai Tre Blob e Schegge, è professore ordinario all’Università Roma Tre, dove insegna Comunicazione Politica e Sociologia dei Media. Ha pubblicato libri sulla propaganda, l’iconografia politica e le campagne elettorali italiane ed è responsabile dell’Archivio degli Spot Politici (dai quali la rivista attingerà preziose pepite).
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1929/1979. 50 anni di privilegi clericali. I giovani repubblicani contro il concordato. Federazione giovanile repubblicana 1979, Michele Spera

Partito storico della scena politica italiana, fondato nel 1895 solo tre anni dopo il Partito Socialista, ispirato al pensiero di Giuseppe Mazzini, nei primi decenni della sua storia il Partito repubblicano attinge ad un repertorio iconografico consolidato ed elabora un proprio vocabolario simbolico. La foglia d’edera, storico simbolo del partito, che passerà nel tempo dallo sfondo rosso a quello verde, e poi torce, fiamme, lumi, figure femminili, di chiara ascendenza Liberty, oltre alle immagini di Giuseppe Mazzini, e di Giuseppe Garibaldi che, in quanto padri dell’Unità d’Italia, appartengono al suo pantheon ideologico.
Approvata la Repubblica con il Referendum istituzionale del 3 giugno 1946, e con l’avvio di una fase di sviluppo e modernizzazione del Paese, buona parte di quel repertorio risulta però non più efficace, né capace di coinvolgere su quelli che nel frattempo sono diventati i nuovi temi del confronto. Si tratta di una questione di ruolo e collocazione politica, ma che si riflette in maniera diretta nella comunicazione del partito.
Una scelta forte in direzione della ricerca di un linguaggio visivo distintivo e coerente viene fatta dalla direzione del partito e dal suo segretario Ugo La Malfa all’inizio degli anni sessanta affidandosi a Michele Spera, affermato brand designer per grandi aziende e marchi di largo consumo, che ricoprirà il ruolo di art director del Pri dal 1962 al 1995. Spera cura in maniera coerente e continuativa oltre alle campagne elettorali del Pri, anche la sua comunicazione istituzionale: convegni, iniziative, pubblicazioni, seminari, inclusa la ridefinizione del marchio del partito. Lavorando di fatto alla creazione dell’immagine coordinata del partito, lavora sui segni e sull’identità visiva del Pri, recuperando e rielaborando elementi provenienti dall’esperienza pop, creando composizioni grafiche in stile optical, elaborando una “grafica post-industriale, computerizzata prima ancora che esistesse il computer”, come avrà a scrivere Domenico De Masi. Il risultato sono manifesti che si riconoscono subito, diversi da quelli degli altri partiti, lontani dall’illustrazione figurativa, senza per questo guardare alle influenze e alle sperimentazioni grafiche del costruttivismo o alle avanguardie artistiche.
A Spera si deve anche l’avvio di un forte processo di personalizzazione del Partito repubblicano, in anticipo su quanto farà il Psi con Craxi a partire dalla fine degli anni Settanta, con l’esteso utilizzo del ritratto del segretario e della sua firma che, trattati quali marchi grafici e segni identitari, caratterizzano la campagna per le elezioni politiche del 1972.
Aspetto distintivo e comunicativo del suo linguaggio iconografico è la pratica della cancellazione tramite il tratto nero. Segno ricorrente, quasi una firma, utilizzato in diversi contesti e varianti sempre all’interno di una visione fortemente razionale, ove la cancellazione perde il suo originale significato di negazione, di silenzio, per diventare affermazione, parola, con i tratti e i campi neri che assumono la funzione di testo.
Una pratica portata all’estremo nel manifesto realizzato nel 1979 per la Federazione giovanile repubblicana, sino alla quasi totale occupazione del campo visivo, facendo risaltare ancora di più l’unico dettaglio superstite: la cupola di San Pietro. Il risultato è una composizione grafica molto forte e di immediata lettura, pienamente collocata nello stile e nell’immagine coordinata del Partito repubblicano.

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