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La battaglia del vino: tra salute pubblica e sovranità culturale

l'autore
Sommelier e Degustatore Ufficiale A.I.S.
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In Europa, parlare di vino significa parlare di civiltà. Non è solo una bevanda: è paesaggio, storia, lavoro, identità. Eppure, negli ultimi anni, attorno al vino tradizionale – quello alcolico, frutto della fermentazione e dell’equilibrio tra natura e sapere umano – si è sviluppata una narrazione sempre più critica, spesso semplificata, che merita di essere rimessa in prospettiva.

Ridurre il vino a una mera fonte di alcol è un errore concettuale prima ancora che culturale. Il vino, nella tradizione mediterranea, è parte integrante del pasto, non elemento di sballo. “Il vino è la parte intellettuale del pranzo” diceva Alexandre Dumas (Padre). E aveva ragione. È consumo lento, consapevole, codificato da regole sociali e gastronomiche che ne limitano naturalmente gli eccessi. Confondere questo modello con il consumo abusivo significa ignorare una distinzione fondamentale, che è alla base della stessa cultura alimentare europea.

Le evidenze scientifiche più recenti invitano certamente alla prudenza, ma non possono essere lette in modo ideologico. Il rischio legato all’alcol dipende da quantità, frequenza e contesto di consumo. È su questi fattori che si gioca la differenza tra danno e sostenibilità. Parlare di “rischio zero” come unico orizzonte possibile rischia di essere fuorviante, perché non tiene conto della complessità dei comportamenti umani e delle tradizioni consolidate.

C’è poi un elemento che raramente entra nel dibattito: il valore economico e sociale del vino. In Europa milioni di persone lavorano lungo la filiera vitivinicola, spesso in aree rurali dove poche alternative garantiscono lo stesso presidio del territorio. Il vino non è solo un prodotto: è un sistema che tutela paesaggi, biodiversità e comunità. Metterlo sotto pressione con politiche indiscriminate significa avere ricadute che vanno ben oltre il bicchiere.

Anche sul piano culturale, il vino rappresenta un unicum. È uno dei pochi prodotti in cui il concetto di “terroir” si esprime in modo così evidente: ogni bottiglia racconta un luogo, un’annata, una mano. La crescente omologazione dei gusti globali trova nel vino tradizionale uno degli ultimi baluardi di diversità. Difenderlo non è una questione nostalgica, ma una scelta di tutela del patrimonio immateriale europeo.

L’ascesa dei vini dealcolati o a basso contenuto alcolico è un fenomeno reale e, per certi versi, comprensibile. Ma non può essere considerata una sostituzione del vino tradizionale. Sono categorie diverse, con funzioni e significati differenti. Pensare che possano occupare lo stesso spazio culturale equivale a ridurre il vino a una semplice bevanda, privandolo della sua dimensione simbolica e gastronomica.

Infine, il tema dell’informazione. È giusto che il consumatore sia consapevole, ma la qualità dell’informazione conta quanto la sua presenza. Messaggi eccessivamente allarmistici o privi di contestualizzazione rischiano di generare confusione e sfiducia, senza incidere realmente sui comportamenti a rischio. Educare al consumo responsabile richiede strumenti più sofisticati: formazione, cultura, capacità di distinguere.

Difendere il vino alcolico tradizionale non significa negare i rischi legati all’abuso, né opporsi a ogni forma di regolamentazione. Significa, piuttosto, rivendicare una visione equilibrata, che riconosca differenze, contesti e valori. In un’Europa sempre più orientata alla semplificazione dei messaggi, il vino rappresenta un invito alla complessità. E forse è proprio questo, oggi, il suo valore più attuale.

Mi chiedono spesso: “Ma ti sembra giusto/morale/lecito spendere centinaia di euro per una bottiglia di vino?” La mia risposta è “Mi sembra sacrosanto.”

Fare un buon vino è difficilissimo. Ci vuole pazienza, determinazione, ottimismo, passione, umiltà, fatica, curiosità, competenza, energia, fantasia. Ci vuole la terra e il cielo. E l’eccellenza va premiata. Se poi uno non ha gli strumenti per capirla s’informi, degusti. Amare il vino è già un bel punto di partenza.

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