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Il compresso storico, il neofascismo e Bernini

l'autore
Già programmista-regista per i programmi Rai Tre Blob e Schegge, è professore ordinario all’Università Roma Tre, dove insegna Comunicazione Politica e Sociologia dei Media. Ha pubblicato libri sulla propaganda, l’iconografia politica e le campagne elettorali italiane ed è responsabile dell’Archivio degli Spot Politici (dai quali la rivista attingerà preziose pepite).
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No al compromesso storico, Movimento sociale italiano, 1976.

Nel settembre 1973 la pubblicazione sul settimanale comunista “Rinascita” di tre articoli di Enrico Berlinguer apre la stagione politica del compromesso storico. Anche alla luce della tragica esperienza del Cile, dove nel settembre del 1973 un colpo di Stato guidato dal generale Pinochet, appoggiato dagli Stati Uniti, ha posto fine al governo democraticamente eletto di Salvador Allende e instaurato una dittatura militare, il segretario comunista sostiene che in Italia anziché puntare a un governo delle sinistre sia auspicabile almeno in una prima fase un’alleanza e una collaborazione fra il Partito comunista e la Democrazia cristiana, principali rappresentanti della tradizione comunista-socialista e cattolico-democratica del paese. La proposta suscita molte perplessità e discussioni anche all’interno dei due partiti e delle loro basi, storicamente schierate su fronti contrapposti e posizioni alternative. A questa prospettiva politica si aggiunge il fatto che alle elezioni amministrative del 1975 il Pci e il Psi hanno registrato un grande incremento elettorale che ha reso possibile la formazione in importanti città italiane di giunte rosse basate sull’alleanza fra questi due partiti. Fra le più importanti: Torino, Milano, Roma, Napoli. 

Le elezioni politiche del 15 giugno 1976 si prospettano così come un cruciale banco di prova del quadro politico italiano uscito dalla seconda guerra mondiale e tutta la campagna elettorale è segnata dall’ipotesi di un possibile sorpasso del Pci ai danni della Dc. Ovviamente fra le forze politiche più contrarie ad ogni ipotesi di alleanza fra la Dc e il Pci e di apertura a sinistra c’è il Movimento sociale italiano che non ha remore a rivendicare le sue origini e le sua matrice apertamente neofascista, guidato da Giorgio Almirante – durante il ventennio redattore della rivista La difesa della Razza, principale promotrice delle leggi razziali, e capo di gabinetto del ministero della Cultura popolare della Repubblcia sociale italiana.

Sono anni segnati da un forte ritorno della violenza neofascista che si manifesta tramite aggressioni ed anche una sequenza di attentati terroristici, dalla strage di Peteano, a quella alla questura di Milano, da  Piazza della loggia a Brescia a quella al treno Italicus, non rivendicati ma  la cui matrice politica neofascista verrà chiarita solo molto anni dopo alla fine di lunghe vicende processuali In questo contesto il Movimento sociale italiano realizza in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 20 e 21 giugno 1976, un manifesto grafico dal forte impatto visivo. Potente nella sua cromiae  sintetico ed efficace nell’immagine, perfettamente simmetrico nel visual e nel testo, ad eccezione del simbolo del partito in alto a sinistra, il manifesto rende perfettamente l’allarme verso l’ipotesi del compromesso storico, visto quale prodromo di uno scivolamento del paese verso il comunismo. È infatti il rosso il colore dominante di questa poderosa stretta di mano che stritola l’Italia, rappresentata ricorrendo alla classica allegoria della fanciulla con corona turrita e stellone, ritratta come la protagonista della famosa opera Il ratto di Proserpina realizzata da Gian Lorenzo Bernini più di trecento anni prima.

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