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Come ti coloro il brand. E il partito

l'autore
Ha sviluppato competenze nella comunicazione e nella moda, seguendo quest’ultima in tutti i suoi aspetti (produzione, commerciale, marketing e consulenza sui colori, anche con Pantone). Ha lanciato diversi marchi a livello internazionale, integrando sempre il tema della sostenibilità. Le sue esperienze l’hanno portata a offrire consulenza d’immagine e personal branding a personaggi famosi, privati e professionisti.
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Il colore come elemento di riconoscibilità primaria

Un brand così come il marchio di un Partito è sicuramente determinato dal colore; un fattore primario di riconoscibilità che pesa più di altri elementi (la scritta, il lettering scelto, le forma grafiche). La scienza lo spiega e lo traduce in due dati molto significativi; l’utilizzo del colore aumenta dell’80% la riconoscibilità, all’interno di una prima impressione che si forma in soli 50 millisecondi.

I colori come tradizione storica

Prima che il marketing parlasse di branding, i partiti politici segnavano netti confini ideologici attraverso i colori. Il nero era il colore prima degli anarchici e poi dei fascisti (ma anche del clero) il rosso è stato il colore dei partiti di (centro) sinistra, il blu ha maggiormente caratterizzato i partiti di (centro) destra, mentre nel XIX secolo i liberali scelsero il grigio (il colore dei confederati USA) per poi passare progressivamente nei vari Paesi, al giallo. Questi colori e queste appartenenze sono rimasti invariati per decenni.

Colors are changing

La trasformazione del quadro politico ereditato dal dopoguerra ha successivamente provocato a partire dagli anni ‘90 significativi cambiamenti anche a livello cromatico.

La Lega Nord è riuscita ad appropriarsi sia del verde come colore distintivo (fino a quel momento di appannaggio del PRI) sia del naming; – la Lega-, per più di un secolo è stato un termine che definiva l’insieme del mondo della cooperazione mentre da un certo momento in poi ha significato il Partito di Umberto Bossi.

Curiosamente, negli Usa per buona parte del Novecento non venne definito “il colore” dei Democratici e dei Repubblicani; i giornali erano stampati in bianco e nero e senza colori erano anche i primi televisori. Con la diffusione delle tv a colori, iniziarono a diffondersi le mappe elettorali colorate. Nel 1976 la NBC usò per esempio una mappa elettorale “elettronica” con lampadine rosse che si accendevano per gli stati assegnati al democratico Carter e lampadine blu per gli stati assegnati al repubblicano Ford.

Successivamente il New York Times pubblicò una sua versione a colori delle mappe elettorali e, diversamente dalla NBC, l’allora responsabile associò al Republican Party il rosso (Red) banalmente perché le due parole avevano la stessa iniziale. Se dunque solo dal 2000 l’elettore americano (e noi con lui) sa chi sono i blu ed i rossi, è perché già ben prima delle cravatte rosse di Trump si è capito quanto i colori potessero creare immediatezza di associazione e relazione. I pubblicitari e i team di comunicazione lavorano anche per far sì che associazioni prima inesistenti diventino assolutamente naturali. È lo stesso motivo per il quale associamo ora “naturalmente” Babbo Natale al rosso; scelta avvenuta in realtà solo nel 1930 quando il marketing della Coca Cola scelse Babbo Natale come testimonial e l’illustratore americano Haddon Sundblom codificò il rosso dell’abito, prendendo ispirazione dal colore vescovile delle vesti di san Nicola.

In sintesi, un colore diventa di chi se ne appropria in comunicazione e di chi, come per qualsiasi messaggio, lo ribadisce con forza e convinzione nel tempo.

L’ allargamento dello spettro

Se è vero che in politica i colori primari sono “già occupati” da tempo, soprattutto nel caso di elezioni locali, i Partiti ed i candidati ricorrono ora e sempre più anche ad altri colori. Sia rompendo tabù storici (la sinistra che usa il blu e la destra il rosso), ma soprattutto abbinando o scegliendo colori mai visti prima e che ora sono stati sdoganati in politica (per esempio l’arancione, il fucsia, il rosa). Lo stesso è avvenuto nel calcio dove si vedono squadre con maglie dai colori improponibili, oppure impensati, come nel caso della squadra Sankt Pauli della Bundesliga che ha maglie bianco-marroni, un abbinamento mai visto in oltre 150 anni di storia calcistica.

Ad ognuno il suo colore

In realtà, la scelta di un colore e/o l’abbinamento con un secondo o terzo colore non è o non dovrebbe essere un fatto estemporaneo. Nella nostra agenzia si definisce uno studio che considera la storia, la natura del Candidato e del Partito, le variabili locali, i trend in atto (nella moda e nella società). Perché citando lo scrittore giapponese Haruki Murakami – ogni persona ha un suo proprio colore, una tonalità la cui luce trapela appena appena lungo i contorni del corpo. Una specie di alone. Come nelle figure viste in controluce -.

Per ognuno bisogna dunque sapere come trovare questa migliore associazione.

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