Numeri, immagini, parole
dell'attualità politica

Mattarella e il consenso duraturo, in tempi di poli-crisi

l'autore
È un Professore aggregato di Scienza Politica. Insegna Comunicazione Pubblica, Politica e Sfera Digitale e Web e Social Media per la Politica, materie che riflettono la sua profonda comprensione delle dinamiche contemporanee. La sua capacità di analisi si estende alla pratica, avendo svolto per quindici anni attività di consulenza politica e ricoprendo ruoli di dirigente pubblico, come capo della comunicazione istituzionale del Comune di Roma e manager presso la Vicepresidenza del Parlamento europeo. È membro dell’editorial board del Journal of Political Marketing e analista politico per testate prestigiose come Il Foglio.
condividi su:

In un tempo segnato da incertezze multiple — guerre in Europa e in Medio Oriente, instabilità economica, transizione digitale, inflazione, crisi energetica — al punto che c’è chi sostiene di essere entrati in uno scenario di poli-crisi o addirittura di “permacrisi”, Sergio Mattarella continua a godere di un consenso straordinariamente elevato. Le rilevazioni più recenti attestano il gradimento degli italiani vicino al 70%. Un dato che non sorprende, considerando il ruolo psicologico e simbolico che il Presidente della Repubblica esercita nei periodi molto problematici.

In scienza politica si parla di rally ‘round the flag effect, una sorta di “riflesso” che si attiva nei momenti di pericolo e che incrementa il sentimento di coesione nazionale attorno ai capi di Stato e di governo. È un fenomeno ben documentato nella storia delle democrazie e si attiva quando la società percepisce un rischio collettivo e cerca una figura di riferimento – meglio se al di sopra delle parti – a cui affidarsi. In Italia, quella figura è il Presidente della Repubblica, tanto più in un’epoca di polarizzazione estrema, in cui pochi attori politici riescono a parlare a tutto l’elettorato senza generare una pregiudiziale opposizione o contrarietà identitaria.

Mattarella rappresenta, dunque, un’àncora di stabilità istituzionale. La sua figura è vissuta come rassicurante. La sobrietà e l’equilibrio con cui ha esercitato il suo ruolo in anni particolarmente turbolenti (dalla crisi pandemica ai governi di emergenza, fino al bis presidenziale) hanno contribuito a rafforzarne un profilo quasi notarile. Mentre i leader politici si contendono l’attenzione a colpi di dichiarazioni polarizzanti, Mattarella tende a rimanere silente sui temi divisivi, intervenendo quasi esclusivamente per riaffermare principi condivisi e unificanti: la Costituzione, l’unità nazionale, il rispetto delle istituzioni.

Gradimento di Sergio Mattarella nel tempo. Analisi del gradimento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tempo, basata sulla fiducia espressa dalla popolazione italiana. L'immagine presenta un grafico lineare che mostra il gradimento di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica italiana dal febbraio 2015 a marzo 2025. La linea verde su sfondo bianco indica la percentuale di persone che esprimono molta o abbastanza fiducia nel Presidente. All'inizio del periodo, circa il 60% della popolazione aveva fiducia in lui, con un picco minimo del 42% all'inizio del 2017. Successivamente, si osserva un trend di aumento della fiducia, che raggiunge il 68,1% a marzo 2025.
Elaborazione dati: Spinner SWG

Il gradimento non deriva, dunque, da un’azione politica in senso stretto, ma dalla sua capacità di incarnare un’idea di Repubblica che tiene insieme gli italiani. In più, la distanza dal conflitto quotidiano della politica – una distanza istituzionalmente necessaria – contribuisce a far percepire il Presidente come un garante, non come un contendente.

Non è un caso che, mentre i leader di governo e opposizione oscillano nei consensi a seconda delle stagioni politiche, il Presidente riesca a mantenere un gradimento trasversale. In un sistema in cui l’identità politica è spesso costruita sul “noi” contro “loro”, la figura del Capo dello Stato resta uno dei pochi simboli inclusivi, in cui è ancora possibile riconoscersi senza sentirsi traditi

Il Quirinale appare così come uno degli ultimi “luoghi sacri” della Repubblica, uno spazio istituzionale che ancora resiste alla logica della contesa quotidiana, che sembra aver colonizzato quasi tutte le altre istituzioni. Il consenso attuale verso il Capo dello Stato è quindi sicuramente figlio del contesto e delle prescrizioni costituzionali concernenti il suo ruolo, ma è anche il prodotto di uno stile. Nella poli-crisi permanente in cui viviamo, gli italiani sembrano cercare nel Quirinale un punto fermo: non un uomo forte, ma un uomo rassicurante, un punto di equilibrio. In questo senso, il Presidente non è solo la massima carica dello Stato: è anche, simbolicamente, il suo volto più affidabile. Una figura che non risolve i conflitti, ma li ricompone nel quadro costituzionale; che non guida il popolo, ma lo rappresenta nella sua interezza. E che svolge, in un sistema teso, una funzione di “cuscinetto”, attenuando l’attrito tra poteri e tra partiti.

Ultime pubblicazioni

Vuoi ricevere la Rivista di Consenso?
Basta un indirizzo email

Cerchi
consenso?