Abbiamo intervistato lo scrittore bergamasco. Il suo ultimo libro: “L’amore non è un arrocco – Capire la vita grazie agli scacchi” ci ha portato a confrontarci sulla possibilità che gli scacchi possano aiutarci nella comprensione della politica, ne è nata un’intervista molto interessante.
1) Si può utilizzare la metafora del gioco degli scacchi per spiegare la politica e la comunicazione politica?
Gli scacchi sono una grande ispirazione per qualunque situazione implichi un conflitto, specialmente là dove le regole sono complicate e i pezzi numerosi. Ci sono piani, strategie, tattiche, mosse giuste e sbagliate. Attacco e difesa, scaccomatto, stallo, arrocco. Tutte le grandi leggi degli scacchi si applicano alla politica, in particolare quelle più paradossali e meno ovvie.
Per esempio: la sconfitta insegna più della vittoria perché porta a un profondo ripensamento della propria identità e poi a un rilancio, mentre la vittoria finisce spesso per indurre comportamenti ripetitivi (“È sempre andata bene così, perché non continuare?”) che alla lunga si rivelano disastrosi.
Altro suggerimento interessante, purché venga inteso nel modo giusto: se giochi con il piano sbagliato puoi comunque vincere, mentre se giochi a caso, senza un piano, perderai sicuramente. Avere un piano significa partire per un viaggio che può portare a esiti sorprendenti anche se la meta immaginata non era quella giusta. Colombo parte per le Indie e trova l’America! Ancora una regola affascinante e originale: le stesse qualità che ti hanno portato ad avere una posizione vincente possono provocare alla fine la tua rovina. La crisi attuale della sinistra, non solo in Italia, è figlia degli anni in cui incarnava perfettamente gli interessi e gli ideali di soggetti politici che però oggi non ci sono più. Il discorso vale in parte anche per la Lega.
2) Scrivi che un famoso scacchista ha definito questo gioco come il più violento al mondo perché alla fine “Uno uccide un altro, e vince comunque sempre il più forte”. Un gioco ed una dinamica – assoluta -. In politica ci sono invece sfumature e solo in pochi casi “uccisioni”…
Diciamo che sotto questo aspetto la politica più che a una singola partita a scacchi somiglia a un campionato, con tante partite e tanti risultati che si accumulano, positivi e negativi.
Qualche “uccisione” c’è, ogni tanto. Ma è più frequente il fenomeno per cui un politico o un partito subiscono una disfatta, scivolano fuori dal centro della scena, aspettano che passi la tempesta e riescono a rilanciarsi. Attualmente l’esempio più notevole mi pare quello di Forza Italia, che dopo la morte di Berlusconi (ma anche prima) era sembrata fuori dai giochi, destinata a una crisi irreversibile. Invece, con la sua immagine di “destra tranquilla”, moderata ed europeista, ha rimontato un partito sovranista aggressivo come la Lega proprio in un momento storico in cui, in Europa e altrove, perlopiù accade il contrario.
3) Prova a fare un gioco di metafore e somiglianze. A quale politico/a associ i diversi pezzi degli scacchi e perché?
Abbiamo evidentemente due Regine, anche se non sono sempre sicuro che Meloni sia quella nera e Schlein quella bianca: l’aspetto generale, l’abbigliamento, lo stile fanno pensare a colori scambiati o comunque non fissi.
Il ruolo dei Cavalli spetta a Calenda e Renzi: è sempre difficile indovinare in anticipo in quale schieramento salteranno di volta in volta. Conte e Salvini gli Alfieri, che tagliano in diagonale la scacchiera con le loro rasoiate. Più razionali e prevedibili i movimenti delle Torri come Tajani da una parte, Bonelli e Fratojanni dall’altra. Poi, inutile dirlo, ci sono molti Pedoni, non a caso chiamati peones… Un solo Re bianco: Mattarella. Il Re nero, Trump, non gioca sulla nostra scacchiera. O sì?
4) Spesso assistiamo a “parodie di campagne elettorali”. Si usano alcuni strumenti (per es. i social media), si fanno certi eventi, perché – così fan tutti -. Non reputi che ciò possa portare ad uno scadimento della politica e della consulenza politica?
Anche qui gli scacchi ci vengono in soccorso. Il fenomeno che descrivi è fondato sull’idea che, se una strategia sta funzionando per gli altri, funzionerà anche per noi. Invece i campioni di scacchi davanti a una stessa posizione reagiscono in modi diversi, ciascuno secondo la propria personalità. Avere un’identità precisa è la cosa che alla lunga paga di più, come ha dimostrato Fratelli d’Italia, e questo vale più che mai per lo stile di comunicazione, che dell’identità profonda è la parte visibile, l’interfaccia col mondo.
